Se qualche anno fa ci avessero detto che avremmo passato quasi sei mesi in un villaggio di pescatori sopra il Circolo Polare Artico, ci saremmo fatti una bella risata. Noi, due sardi abituati a misurare l’estate in gradi e ore di spiaggia. E invece eccoci qui: da quasi sei mesi viviamo ad Henningsvær, alle Lofoten, dove siamo arrivati per un’offerta di lavoro e dove abbiamo fatto la stagione al Tobiasbrygga, sul porto del paese.
Ora che stiamo per ripartire è il momento di mettere in ordine quello che abbiamo visto. Ti diciamo subito una cosa: non abbiamo girato tantissimo. Quando lavori una stagione, i giorni liberi li passi soprattutto dove vivi. Proprio per questo però Henningsvær la conosciamo bene: il campo da calcio più fotografato della Norvegia, il molo dove abbiamo lavorato, la gente del posto, il sole che non tramonta mai e la prima aurora boreale della mia vita, vista nel modo meno romantico possibile (ci arriviamo).
In questa guida ti raccontiamo cosa vedere a Henningsvær, quando andarci, come arrivarci e come sopravvivere ai prezzi norvegesi senza vendere un rene. Marta è la parte romantica della coppia, io quello fissato con le informazioni pratiche: qui trovi un po’ di tutti e due.

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Henningsvær in breve: dove si trova e perché tutti la fotografano
Henningsvær è un villaggio di pescatori del comune di Vågan, appena fuori dalla punta sud dell’isola di Austvågøya, nella parte orientale delle Lofoten. In realtà sta su due isolotti principali, Heimøya e Hellandsøya, uniti da un molo che qui chiamano semplicemente moloen, “il molo”, completato negli anni Trenta (le fonti norvegesi dicono 1934). Prima, per passare da un’isola all’altra, si prendeva la barca. Oggi gli abitanti sono poco più di 500, meno di tanti paesini dell’interno della Sardegna, eppure d’estate si riempie di gente.
La vita qui gira da sempre intorno al merluzzo e, negli ultimi anni, anche al turismo. Ogni inverno arriva dal Mare di Barents lo skrei, il merluzzo artico che viene a riprodursi in queste acque, e con lui la grande stagione di pesca delle Lofoten. Nel 1947, l’anno record, ad Henningsvær c’erano circa 10.000 pescatori: venti volte gli abitanti di oggi.
Tobiasbrygga: il molo dove abbiamo lavorato
Qui siamo di parte, lo diciamo subito. Il Tobiasbrygga è il posto dove abbiamo fatto la stagione. È un vecchio molo da pesca del 1935, una di quelle costruzioni in legno sull’acqua dove un tempo i pescatori affittavano le stanze durante la stagione del merluzzo. Oggi quelle stanze sono appartamenti con cucina affacciati sul porto, e sulla banchina c’è un bar ristorante rustico, con una cucina basata su prodotti locali, dove si incrociano turisti e gente del posto. Organizzano anche il noleggio di barche e uscite in gommone (RIB) per vedere Henningsvær dal mare.
Ed è qui che entra in scena Marta: qualche volta ha fatto da guida ai turisti dei tour in gommone del Tobiasbrygga, accompagnandoli a piedi in giro per il paese. Il giro che faceva lo trovi qui sotto, è il modo migliore che conosciamo per capire Henningsvær.
Io stavo in sala: cameriere e barista, cocktail compresi. Prendevo le ordinazioni, servivo ai tavoli e intrattenevo i clienti, perché chiacchierare con la gente mi piace da matti (e, lo ammetto, riuscivo a farmi lasciare un sacco di recensioni). Anche Marta ha iniziato in sala, poi quando c’è stato bisogno ha imparato a fare le pizze e si è divisa tra forno e cucina, piatti tipici compresi.
A proposito di piatti tipici: oltre all’immancabile fish and chips, i classici sono la zuppa di pesce, il burger di renna, la bistecca di balena e il taglierino di balena affumicata. In Norvegia la balena è in menu come qualsiasi altro piatto, quindi se te la trovi davanti non sorprenderti. E siccome siamo italiani, sono nate anche due pizze a metà tra Italia e Norvegia: una con il baccalà mantecato e una con la balena arrosto. Risultato? Più che ottimo.
Una cosa però posso già raccontartela: è proprio lì, mentre portavo fuori la spazzatura del ristorante, che ho visto la mia prima aurora boreale. Ma questa storia merita un paragrafo tutto suo.

Cosa vedere a Henningsvær: il giro che faceva Marta con i turisti
Henningsvær si gira a piedi in un paio d’ore, e il bello è che ogni angolo ha una storia legata al mare. Si dice che ci siano una settantina di attività, tra negozietti, gallerie, bar e laboratori. Ecco le tappe del giro di Marta.
Lofotlys: lampade fatte con i ricci di mare
Prima tappa, una piccola bottega che racconta bene lo spirito del posto. Lofotlys è nata durante il Covid da un’idea di Alexandra, che con il compagno Matias ha poi fondato l’azienda nel 2021. Si immergono nelle acque gelide delle Lofoten per raccogliere ricci di mare, li puliscono, tolgono gli aculei e li trasformano in piccole lampade con un led dentro, appoggiate su basi ricavate dalle vecchie rastrelliere del pesce. C’è anche un risvolto ecologico: qui i ricci sono troppi e stanno mangiando le foreste di alghe, quindi ogni lampada è un riccio in meno. Il laboratorio è in Løktveien 1: puoi entrare anche solo per curiosare.
Visita il sito ufficiale: https://lofotlys.com/

Le rastrelliere dello stoccafisso
Ovunque giri, prima o poi ti trovi davanti alle hjell, le grandi rastrelliere di legno dove il merluzzo viene appeso a seccare all’aria artica, come si fa da più di mille anni. Il pesce si appende in inverno e resta lì per mesi; tra fine maggio e inizio giugno si tira giù per la stagionatura al chiuso e la selezione. Va tolto tutto entro la seconda metà di giugno per un motivo molto poco poetico: le mosche, l’unico vero nemico, che depongono le uova e rovinano la qualità.
Poi arriva la parte che farà felice ogni nerd delle classificazioni (tipo me). Lo stoccafisso viene selezionato a mano da esperti in più di venti classi di qualità (a Marta avevano detto 22). Le migliori finiscono nei mercati più esigenti, e indovina qual è il primo? L’Italia. La classe più bassa veniva chiamata tradizionalmente “Africa”, oggi ha un nome più neutro. Nemmeno le teste si buttano: si seccano a parte e partono soprattutto per la Nigeria, dove finiscono in zuppe e stufati, e pare che anche le lische vengano essiccate e macinate per farne una farina da aggiungere al pane.
E il legame con l’Italia? Parte da lontano, addirittura da un mercante veneziano, Pietro Querini, naufragato da queste parti nel Quattrocento. Ma ci serve un articolo intero, e arriverà.

Il campo da calcio più famoso del mondo (senza una squadra)
Arriviamo al motivo per cui probabilmente hai sentito nominare Henningsvær. Il campo da calcio di Henningsvær sta all’estremità sud di Hellandsøya ed è stato ricavato spianando la roccia: un rettangolo verde di erba sintetica circondato da scogli, rastrelliere per lo stoccafisso e mare aperto. Visto dall’alto sembra un rendering, di quelli troppo perfetti per essere veri.
Per anni è stato un normalissimo campetto di paese. Poi un abitante del posto, Ole Johan Wiik, fotografo e designer, tra i primi da queste parti a sperimentare con i droni, l’ha ripreso dall’alto e ha caricato il video su YouTube, pensando di farlo vedere giusto ai parenti. Per sua stessa ammissione è passato da circa 200 visualizzazioni a 300.000 nel giro di una settimana, e intorno al 2015 le immagini hanno fatto il giro del mondo. Da lì è diventato uno dei posti più fotografati della Norvegia, ci hanno girato pure spot e campagne della UEFA. Un designer che rende famoso il suo paese con un video fatto per la famiglia: da web designer, mi tolgo il cappello.
Il bello è che oggi non c’è una squadra che ci giochi: Marta lo presentava come il campo da calcio più famoso del mondo senza una squadra di calcio. In pratica sta lì solo per figura. E che figura.
Gli abbiamo dedicato un articolo tutto suo, con la storia, come arrivarci e i punti migliori per la foto: lo trovi qui, campo da calcio di Henningsvær.
Qualche dritta per andarci:
- dal centro è una passeggiata di pochi minuti, e chi arriva in bus da Svolvær ha anche una fermata dedicata (Henningsvær stadion kryss);
- la foto famosa è dall’alto: senza drone cerca un punto rialzato sugli scogli intorno, ma attento perché la roccia bagnata scivola;
- se viaggi con il drone, controlla prima le regole norvegesi per il volo e non sorvolare le persone.

Fiskarheimen: la casa dei pescatori
L’ultima tappa riporta alla Henningsvær di un tempo. Durante la grande pesca invernale delle Lofoten arrivavano ogni anno migliaia di pescatori, che restavano lontani dalle famiglie per mesi in condizioni durissime. Per loro c’erano le fiskarheim, case dei pescatori dove trovare un pasto caldo, lavarsi e riposare. Quella di Henningsvær era gestita dalla Missione interna dei marinai, che aveva aperto la sua prima casa a Tromsø nel 1897 e poco dopo anche qui, ed è rimasta attiva fino alla fine degli anni 2000.
Altri posti da vedere a Henningsvær
Galleri Lofoten e KaviarFactory: l’arte in un paese di pescatori
Il piano B perfetto quando piove (e pioverà). La Galleri Lofoten, in una vecchia fabbrica del pesce, ha la più grande collezione di pittura dell’età d’oro della Norvegia settentrionale (ingresso 110 corone, circa 10 euro). La KaviarFactory è un museo di arte contemporanea in un’ex fabbrica di caviale, con artisti come Ai Weiwei e Yoko Ono. Fuori stagione entrambe aprono solo in alcuni giorni o su appuntamento: controlla gli orari sui siti ufficiali.
Festvågtinden: Henningsvær vista dall’alto
Sopra il paese c’è il Festvågtinden, 541 metri, una delle escursioni più popolari delle Lofoten. Il sentiero è ripido, con tratti di ghiaia e pietre smosse, quindi servono scarpe da trekking vere. In cambio, dalla cima vedi Henningsvær, gli isolotti e il Vestfjord tutti insieme. D’estate la cima è anche uno dei posti migliori per il sole di mezzanotte.
Il mare, prima di tutto
Se dovessimo scegliere una cosa sola di Henningsvær, sceglieremmo il mare. È bellissimo, con colori fantastici che sinceramente non ci aspettavamo così a nord. E la cosa che ci ha colpito di più è vedere così tanta natura diversa in così poco spazio: montagne a picco, scogli, isolotti, prati e acqua ovunque. Detto da due sardi, non è poco. Il modo migliore per goderselo è uscirci sopra, in kayak o in gommone.

La gente del posto (e i turisti che vanno e vengono)
Vivere un posto per una stagione cambia tutto: a un certo punto smetti di essere un turista.
E la gente del posto ci ha accolto benissimo. Non tutti parlano inglese, ma quasi tutti lo masticano almeno un po’, e ci tengono a essere corretti e gentili. Persone davvero carine, che ci hanno fatto sentire i benvenuti fin da subito. Ancora adesso passano a salutarci, dispiaciuti che stiamo per andarcene, e ci dicono che siamo stati lo staff migliore che potessero avere, sempre sorridenti e accoglienti. Detta da noi suona come autocelebrazione, lo sappiamo, ma giuriamo che sono parole loro. Si sono affezionati davvero.
Poi c’è l’osservazione semiseria di chi ha lavorato tutta l’estate sul porto. A luglio Henningsvær si riempie di norvegesi in vacanza (luglio è il mese delle ferie estive in Norvegia), ad agosto arrivano gli italiani. Tantissimi, e alcuni davvero simpatici. Siamo italiani anche noi, quindi possiamo dirlo con affetto (e con un pizzico di autoironia).
Il sole di mezzanotte ad Henningsvær
Se c’è una cosa che ci ha colpito più di tutte, è il sole di mezzanotte. Per più di un mese non abbiamo mai visto il buio. Mai.
Abbiamo lavorato tantissimo, e finire il turno a mezzanotte, all’una o alle due sembrava come staccare all’una del pomeriggio. Luce piena, e la voglia di fare una passeggiata o di sedersi fuori a bere qualcosa, come in un pomeriggio qualsiasi. Il prezzo da pagare? Il sonno. Tanti alloggi non hanno tende oscuranti, quindi il nostro consiglio è semplice: metti in valigia una mascherina per gli occhi e non fidarti della luce per capire che ore sono.
Il ricordo più bello però è l’uscita in barca per il sole di mezzanotte organizzata dal Tobiasbrygga. Siamo andati verso l’orizzonte e abbiamo guardato il sole scendere verso il mare, senza tramontare mai, per poi risalire piano piano.

Per la parte nerd: l’ente del turismo delle Lofoten indica come periodo generale dal 28 maggio al 14 luglio, con qualche giorno di differenza da un posto all’altro. Il rovescio della medaglia arriva d’inverno: più o meno dal 7 dicembre al 5 gennaio il sole non sorge proprio, anche se per qualche ora a metà giornata il cielo si colora di blu.
L’aurora boreale ad Henningsvær: la mia prima volta (con la spazzatura in mano)
La mia prima aurora boreale non l’ho vista su una spiaggia deserta, con il cavalletto montato e un thermos di tè caldo. L’ho vista mentre portavo fuori la spazzatura del ristorante. Era bellissima, proprio sopra di me e sopra il tetto di casa nostra, che sta a due passi dal Tobiasbrygga. Altro che caccia all’aurora: è venuta lei a cercarmi, mentre facevo la cosa meno poetica della giornata.
Per Marta invece non era la prima volta: l’aveva già vista in Lapponia, quando accompagnava un viaggio di gruppo come tour leader, e lì ne aveva viste anche di più belle. Eppure si è emozionata lo stesso, mi ha fatto da spalla (da veterana delle aurore) e ci siamo emozionati insieme. Vederla in due è stata tutta un’altra cosa.
La morale? Ad Henningsvær non serve andare chissà dove: il paese è piccolo e basta allontanarsi di poco dalle luci per avere il cielo buio. Serve invece la stagione giusta. L’aurora alle Lofoten si vede da fine agosto a metà aprile: d’estate c’è troppa luce e anche se c’è attività non la vedi.
Per aumentare le probabilità:
- controlla le nuvole più dell’aurora: con il cielo coperto non vedi niente, quindi guarda le previsioni su yr.no, il sito del servizio meteorologico norvegese;
- usa un’app di previsioni per l’aurora che mostri l’indice Kp, ma prendila come un’indicazione e non come una promessa;
- allontanati dalle luci del porto e delle case, bastano pochi minuti a piedi;
- con lo smartphone usa la modalità notte e appoggia il telefono da qualche parte per tenerlo fermo;
- e soprattutto alza la testa ogni tanto, anche quando stai facendo altro. Parola di uno che l’ha vista con un sacco della spazzatura in mano.

Il meteo alle Lofoten: imprevedibile, davvero
Una cosa che abbiamo imparato in fretta: qui il tempo fa quello che vuole e cambia in pochissimo. Quando fa caldo fa caldo davvero e il sole lo senti sulla pelle, ma spesso piove e tira vento. Noi che in Sardegna il maestrale lo conosciamo bene, qui abbiamo trovato pane per i nostri denti.
Anche in piena estate porta una giacca impermeabile e antivento, un pile, scarpe che non temono l’acqua e, perché no, il costume. Vestirsi a strati è l’unica strategia che funziona.
Come arrivare a Henningsvær
Serve un po’ di organizzazione, ma ci si arriva anche senza auto:
- in aereo: l’aeroporto più vicino è quello di Svolvær (Helle), servito da voli Widerøe, di solito con scalo a Bodø. Da lì sei a circa mezz’ora di macchina. In alternativa c’è l’aeroporto di Evenes (Harstad/Narvik), più grande ma a circa tre ore di strada. Nell’estate 2026 c’era anche un volo diretto easyJet da Milano Malpensa a Evenes: prima di prenotare, però, controlla sempre le opzioni del momento su Google Flights o Skyscanner (e direttamente su easyjet.com), perché rotte e stagioni cambiano spesso;
- via mare: da Bodø partono i traghetti per Moskenes, all’estremità sud delle Lofoten, e il postale dell’Hurtigruten fa tappa anche a Svolvær;
- in bus da Svolvær: la linea 743 Svolvær-Kabelvåg-Henningsvær ci mette circa 45 minuti, con diverse corse al giorno. Orari e biglietti li trovi nell’app Reis;
- in auto: da Svolvær sono circa 26 km, poco più di mezz’ora.
Henningsvær low cost: come sopravvivere ai prezzi norvegesi
Diciamolo: la Norvegia è cara, e le Lofoten d’estate ancora di più. Per chi arriva dalla Sardegna, dove il caffè al bancone costa ancora poco più di un euro, i primi scontrini sono un piccolo trauma. Qualche trucco per spendere meno però c’è:
- cucina tu: scegli un alloggio con cucina e fai la spesa al supermercato. Nelle città più grandi come Svolvær trovi anche catene più economiche come Rema 1000 e Kiwi;
- bevi l’acqua del rubinetto: è ottima e gratis, inutile comprare bottiglie;
- occhio all’alcol: al bar costa parecchio, al supermercato trovi solo la birra (e solo fino alle 20, le 18 il sabato), mentre vino e superalcolici si vendono solo al Vinmonopolet;
- le cose più belle sono gratis: il sole di mezzanotte, l’aurora, il campo da calcio, le passeggiate e il Festvågtinden non costano niente;
- paga con la carta giusta: in Norvegia si paga quasi tutto con la carta, quindi evita quelle con commissioni sul cambio. Noi usiamo Curve, e se vuoi confrontare le alternative trovi tutto nella nostra guida alle migliori carte per viaggiare;
- internet: la Norvegia è nello Spazio economico europeo, quindi la SIM italiana funziona come a casa. Se i giga in roaming ti stanno stretti, c’è un’eSIM come Airalo.
Dove dormire a Henningsvær
Le opzioni non sono tantissime: appartamenti, qualche hotel e le classiche rorbuer, le casette dei pescatori sull’acqua. A luglio e agosto si riempie tutto, quindi prenota con largo anticipo. Ovviamente ti consigliamo gli appartamenti del Tobiasbrygga, ma lo sai già che siamo di parte: hanno la cucina, sono sul porto e il ristorante è proprio sotto.
E dopo Henningsvær?
Uno dei pochi giri lunghi che ci siamo concessi è stato fino ad Å, in fondo alle Lofoten, il paese con uno dei nomi più corti del mondo: una lettera sola, il sogno di chiunque debba scegliere un dominio. Lì abbiamo visto le orche. Un trucco che ci portiamo a casa: a volte a tradirle sono i gabbiani che volano bassi sull’acqua per prendere gli avanzi del loro pasto. Non sempre, ma succede. Te lo raccontiamo per bene in un articolo dedicato.
E poi? Poi si torna in Sardegna per un po’. Gli aggiornamenti arriveranno, promesso.
In conclusione
Henningsvær non è un posto da spuntare in una lista e scappare. Per girarla basta mezza giornata, ma se puoi dormici almeno una notte: la sera, quando chi è passato in giornata se n’è andato, è un’altra cosa. È un paese piccolo, con un campo da calcio famosissimo senza una squadra, un mare che non ti aspetti, un meteo che fa quello che vuole e un cielo capace di sorprenderti mentre porti fuori la spazzatura. Per noi è stata casa per quasi sei mesi, e già questo dice parecchio. Se ci vai, scrivici nei commenti: ti diamo volentieri qualche dritta in più.
